Depressione post partum: quando la tristezza non passa

Depressione post partum: quando la tristezza non passa

Diventare mamma può portare con sé emozioni molto diverse: felicità, stanchezza, paura, senso di inadeguatezza, ma anche momenti di tristezza. E parlarne è importante, soprattutto quando quella tristezza non sembra passare.

Baby blues e depressione post partum non sono la stessa cosa

Nei primi giorni dopo il parto è piuttosto comune attraversare il cosiddetto baby blues: può manifestarsi con pianto facile, irritabilità, malinconia e maggiore sensibilità. È legato anche ai grandi cambiamenti fisici, ormonali ed emotivi che seguono la nascita e, nella maggior parte dei casi, tende a risolversi spontaneamente entro i primi 10-15 giorni.

La depressione post partum, invece, è una condizione di salute mentale che può essere più intensa e duratura. Non significa semplicemente essere tristi o avere una giornata difficile: può influenzare il modo in cui una mamma vive se stessa, il rapporto con gli altri e la quotidianità con il proprio bambino.

Può comparire nelle settimane o nei mesi successivi alla nascita e, in alcuni casi, anche più avanti nel primo anno. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, più del 10% delle donne in gravidanza o dopo il parto sperimenta depressione.

Come può manifestarsi?

Non esiste un unico modo di vivere la depressione post partum. Tra i segnali possono esserci:

  • tristezza, vuoto o pianto frequente;
  • perdita di interesse o piacere per cose che prima davano soddisfazione;
  • senso di colpa o di inadeguatezza molto forte;
  • difficoltà a sentirsi coinvolte o connesse con il proprio bambino;
  • irritabilità o ansia persistente;
  • grande stanchezza e difficoltà a prendersi cura di sé;
  • cambiamenti importanti nel sonno o nell'appetito;
  • difficoltà a concentrarsi o a svolgere le normali attività quotidiane.

A volte una mamma può continuare a fare tutto ciò che deve fare e, dall'esterno, sembrare perfettamente in grado di gestire la situazione. Questo non significa che dentro stia bene.

E soprattutto: avere una depressione post partum non significa essere una cattiva mamma.

Chiedere aiuto non significa fallire

La depressione post partum è una condizione che può essere riconosciuta e trattata. Il percorso può comprendere un supporto psicologico o psicoterapeutico e, quando necessario, una terapia farmacologica valutata da un professionista. La scelta del trattamento dipende dalla situazione individuale.

Il primo passo può essere semplicemente dire a qualcuno come ci si sente: al partner, a una persona di fiducia, al proprio medico, all'ostetrica, al ginecologo o a uno psicologo.

Anche chi sta accanto a una neomamma può fare la propria parte: ascoltare senza giudicare, offrire aiuto concreto e, se necessario, incoraggiarla a parlare con un professionista.

Non bisogna aspettare di stare malissimo per chiedere aiuto.

E se compaiono pensieri di farsi del male o di fare del male al bambino, è importante chiedere immediatamente aiuto a un professionista sanitario o rivolgersi ai servizi di emergenza.

Perché parlarne conta!

La maternità non ha un'unica forma e non deve essere vissuta secondo l'idea che una mamma debba essere sempre felice, grata e capace di affrontare tutto da sola.

A volte la cosa più importante da sentirsi dire è semplicemente:

“Quello che stai vivendo merita di essere ascoltato. E non devi affrontarlo da sola.”